Comunicare fa bene soprattutto nei momenti di crisi

Ci ricorderemo del 2009 come di un anno particolarmente impegnativo.
Nonostante le visioni più ottimistiche che presentano questo periodo come un momento di svolta per recuperare i valori sani dell’economia senza l’inquinamento dei giochi della finanza e rimandano ad una visione realistica del mercato, le aziende devono affrontare una situazione strutturale di difficoltà.

Ottimizzare e razionalizzare diventano le attività chiave: fondamentali ed allo stesso tempo pericolose.

Pericolose quando vanno a togliere risorse a tutte quelle attività che, in momenti come questi, permettono di creare i vantaggi competitivi e le basi per cogliere le condizioni migliori nel momento in cui il panorama economico inizia ad uscire dalle difficoltà.

La comunicazione rientra tra queste attività e spesso è tra le prime a subire dei tagli.
Questo discorso fatto da chi lavora nella comunicazione può certamente sembrare “di parte” quindi non c’è modo migliore che far approfondire il tema a chi lo affronta da un altro punto di vista.
Tanto meglio poi se si tratta dell’Economist.

Una serie di slide chiare e dirette ed anche graficamente molto piacevoli.

Conseil Comunicazione – Andrea Ferrato

2 Responses to “Comunicare fa bene soprattutto nei momenti di crisi”


  1. 1 Giochi di prestigio gennaio 20, 2009 alle 8:08 pm

    Le slide sono davvero spettacolari, sarebbe davvero il caso di spiegare più diffusamente questi concetti a chi di dovere.

    Secondo me non è una scelta “di parte”, in quanto la comunicazione, quando è ben fatta (da chi sa benfarla) è qualcosa in grado di ottimizzare gli investimenti.

    Insomma è ora di smettere di considerare la comunicazione solo come un “accessorio superfluo” o peggio un capo di “spesa” in bilancio!

    • 2 conseilblog gennaio 21, 2009 alle 9:01 am

      La tua ultima osservazione sottolinea un problema di cultura aziendale che vede il processo di comunicazione come attività accessoria che scende dall’alto e viene distribuita ad una platea di potenziali “consumatori”.
      Il fatto è che questi ultimi si muovono sempre di più in modalità autonome quanto più l’azienda parla attraverso un canale monodirezionale.
      Le aziende si troveranno sempre più a che fare con interlocutori piuttosto che consumatori e dovranno cominciare a ragionare in termini di conversazione e ascolto allo stesso livello invece che pensare di “comunicare” da un piedistallo.
      Quindi, allargando il discorso, non solo è necessario continuare a comunicare ma diventa fondamentale cambiare la qualità e le modalità della comunicazione.


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