Conoscere internet leggendo i titoli e guardando le figure

Mi è sempre piaciuto D, il supplemento del sabato di Repubblica: la scelta della carta, l’impaginazione, la fotografia… L’ho sempre ritenuto qualche passo più avanti rispetto ai corrispondenti di altre testate anche per l’approccio ai contenuti e poi sotto l’ombrellone è perfetto.

Purtroppo sono incappato in un paio di articoli di quelli che, a chi lavora nella e con la rete, fanno sempre un po’ male.

Si comincia con Vittorio Zucconi che per il suo Hotel America racconta della vendetta coniugale di una signora che decide di usare internet a discapito dell’ex marito aprendo un blog: “…Aprì un blog, uno di quei giornali e diari nei quali l’autore o autrice vomita tutte le opinioni, la spazzatura e i pettegolezzi che vuole senza contraddittorio…”
Già la definizione di blog la dice lunga sull’opinione dell’autore in merito e poi la conclusione conferma quanto la conoscenza di ciò di cui sta parlando sia anche vaga per non sapere che in un blog si possono fare commenti attivando quindi un contraddittorio anche piuttosto allargato.

Più avanti spunta un articolo su come alcuni spot televisivi abbiano cambiato le preferenze turistiche e sulla inefficiente promozione turistica dell’Italia.
In un box viene citata la ricerca di FiloComunicazione che conferma la preferenza del turista italico nell’usare internet per scegliere la meta della vacanza (meglio tardi che mai)
“…per scegliere una meta sono internet (lo usa il 53,4% di chi programma una vacanza breve, il 48,3% per quella lunga) e il passaparola (37,5% per la lunga, il 47,7% per la breve). Quindi essere sulla rete è fondamentale (meno male). Allo stesso tempo però c’è una tendenza marcata, attorno al 60%, degli intervistati, a sperimentare una meta che non si conosce, di cui al massimo si è sentito parlare (e qua la rete si presta perfettamente) ”

Poi arriva la conclusione disarmante: “Il problema è trovare lo spot giusto.” (sigh…)

Ho continuato a sfogliare il supplemento leggendo i titoli e guardando le foto, un po’ come i media mainstream continuano a guardare la rete.

p.s.: volevo inserire il link del supplemento on line ma, per il momento, c’è ancora quello della scorsa settimana

Andrea Ferrato – Conseil Comunicazione

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