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Il mondo gioioso del signor Thorel

Come sempre in questo periodo scatta, in molte aziende, la frenesia di arrivare alle ferie di agosto con i progetti aperti quanto meno definiti se non conclusi; insieme agli spaghetti e alla pizza è una delle tipicità italiane. Questa italica anomalia, che non passerà mai di moda, è la scusa che mi prendo per farmi perdonare la latitanza dal blog.

Ed in questo clima estivo un post al limite del gossip può starci anche bene.
Mi hanno segnalato l’intervista su Repubblica Motori al presidente di Ford Italia; sinceramente ho dovuto leggerla un paio di volte per capire se dietro si celasse dell’ironia o se fosse realmente una cosa seria.

Sono certo che l’informazione che ci arriva sulla reale situazione economica (e non solo su questa) passa spesso attraverso il filtro della politica riuscendo a dare sempre una situazione confusa, creando quella stasi tremenda dove tutti hanno ragione e torto nello stesso momento ma la visione del signor Thorel (a prescindere dai numeri) fa quasi tenerezza.

Comunicare positività in un momento come questo è senza dubbio un lavoro piuttosto difficile.
Dimostrare di essere consapevoli del momento e porsi a fianco di chi lo vive con soluzioni che aiutino a viverlo è forse una delle poche strade.

Continuare a spingere modelli di vita e desideri totalmente dissociati dalla realtà che le persone vivono quotidianamente toccherà sempre più le corde di cerchie ristrette allontanando o rendendo indifferenti tutti gli altri.

Le persone sono cambiate e stanno cambiando, sempre meno sognano con la pubblicità o con un prodotto; certo ci sono le eccezioni ma sono davvero poche e saranno sempre di meno.

Andrea Ferrato – Conseil Comunicazione

Comunicare nella rete

Come sempre succede, in particolar modo nel mondo della comunicazione, le idee del momento, quelle che riscuotono un certo riscontro, vengono immediatamente cavalcate, clonate, ripetute, riciclate.

Ciò funziona abbastanza bene quando parliamo di stili, di effetti, di mode (ma trovo la cosa deprimente e credo “deprima” anche la marca). I problemi nascono quando si cerca di traslare, in modalità advertising, dei comportamenti, delle modalità che nascono da un iter naturale insito nel rapporto tra le persone e dalla condivisione della loro creatività.

Questa diffusa propensione a creare a tavolino ciò che avviene per processi spontanei in rete, dimentica spesso alcuni ingredienti fondamentali: il contesto di riferimento, gli interlocutori, gli ambiti di interesse delle persone a cui ci si rivolge, la capacità di stimolare una reazione, la predisposizione e la capacità di ascolto.

Ma questo approccio sara anche l’antidoto e la cartina tornasole per tutti quei tentativi di sfruttare la parte superficiale della rete.

Internet è un organismo vivente dove le singole cellule sono le persone, l’unico modo per creare un contatto significativo è cercare di essere il più possibile reali; niente di molto diverso da quando si cerca di instaurare una conversazione nella quotidianità: avere degli argomenti interessanti, non essere ridondanti, saper ascoltare l’interlocutore, saper far tesoro delle opinioni altrui.

Ne parla anche Maurizio Goetz in uno dei suoi acuti post.

Conseil Comunicazione – Andrea Ferrato

Ti riconosco dalla voce!

Le aziende, da sempre, ci parlano.

Normalmente ascoltiamo le loro frasi sapientemente costruite, i loro arguti giochi di parole, le metafore profonde o divertenti dalla pubblicità; è questa la voce delle aziende con cui veniamo più spesso in contatto.
Ogni azienda ha il suo tono; unico, riconoscibile, uguale per tutti.

Se ci avviciniamo di più attraverso un contatto telefonico, personale ma anche attraverso un’email, ecco che il tono diventa più serioso, formale, ufficiale.
E qui la riconoscibilità diventa complicata, molto spesso il tono istituzionale è uguale sia che un’azienda produca servizi o prodotti e indipendentemente dal genere.

Da quando le aziende hanno dovuto iniziare a parlare anche su internet sono arrivati i problemi, i due toni di voce descritti sopra in rete funzionano poco.
Abituate a parlare, le aziende si trovano a dover conversare e, per essere credibili, serve un tono reale, che rispecchi davvero l’anima dell’azienda.

Cosa non certo semplice, un’azienda è un’insieme di realtà diverse che a loro volta sono composte inevitabilmente e per fortuna da persone.

Il proprio tono relazionale nasce da una serie di consapevolezze: la capacità di porsi in ascolto, l’aspirazione e la volontà ad essere trasparenti, la conoscenza dei propri interlocutori.
Imitare il tono fresco di Apple o quello amichevole di Flickr aiuterà solo a confondersi meglio ma con un altro genere di “mimetica”.

C’è un bel capitolo ( 8 ) che parla del tutto nel libro di Marco Massarotto Internet P.R..
Un ottimo approccio per le aziende (ma valido per tutti) per pensare ad internet in modo costruttivo e funzionale, ve lo consiglio.

Conseil Comunicazione – Andrea Ferrato

L’improrogabile mutazione genetica delle aziende

Parlando con le aziende è evidente lo stato di disagio, confusione ed anche approssimazione nei confronti dei cambiamenti in corso in ambito tecnologico, nel marketing e nella comunicazione.

Costantemente investite da statistiche ed informazioni generalizzate, all’interno delle aziende prende forma un approccio parziale e difensivo al cambiamento; le caratteristiche dei mutamenti che potrebbero dare un valore aggiunto alla propria attività non vengono affrontate.

Si passa dal velato rifiuto al voler considerare l’uso della rete e delle sue possibilità fino alla grossolana clonazione delle casistiche che i media mainstream tengono in superficie (forse solo perché sarebbe impossibile non parlarne).

Vale la pena fermarsi un attimo a riflettere: il rischio è quello di rimanere talmente distanti dal proprio pubblico e dalla propria concorrenza al punto da creare un difficile stato di crisi.

Ciò che sta diventando una naturale evoluzione nel marketing, nella comunicazione e soprattutto nel consumatore deve entrare obbligatoriamente nella cultura aziendale; non come adeguamento temporaneo ma come elemento sostanziale del DNA dell’azienda.

Questo è il momento per una riflessione forte.

Conseil Comunicazione – Andrea Ferrato

E-commerce è per sempre (più o meno)

Nella mattinata del 15 maggio del Netcomm è stata presentata l’indagine svolta con GFK Eurisko sulla domanda dell’e-commerce B2C.

La coinvolgente relazione di Edmondo Lucchi, Department Manager di GFK Eurisko ha evidenziato una serie di fattori che dovrebbero far riflettere tutti gli operatori del settori.

A prescindere dai numeri e dalle percentuali che potete trovare nella ricca presentazione scaricabile qui, quello che emerge è che coloro che hanno provato l’e-commerce sono decisamente soddisfatti!

Sono molto informati al momento dell’acquisto, specialmente utilizzando i motori di ricerca e confrontandosi con conoscenti, puntano generalmente a siti specializzati e, una volta effettuato l’acquisto, rimangono piuttosto fedeli.

Sono sensibili al prezzo ma gli argomenti verso cui pongono molta attenzione riguardano l’ergonomia ed i servizi del sito; in particolare gli strumenti di comparazione, la chiarezza sulle modalità di pagamento e garanzia, le possibilità di contato diretto.

La percezione è che l’impegno, anche temporale, per un acquisto on-line sia assolutamente giustificato sulla base dei risultati.

E quelli che non comprano on-line?
Sono composti da quelli che potrebbero essere propensi ma non lo fanno e da quelli che dichiarano che non lo faranno mai.
Le motivazioni di base sono semplici: mancanza di fiducia e soprattutto mancanza di familiarità con internet; due temi su cui gli operatori devono darsi davvero da fare.

Infine un tema che mette d’accordo tutti: l’infocommerce, ossia l’attività di informarsi on line prima di ogni acquisto indipendentemente da come poi questo verrà effettuato.
Creare, da parte degli operatori, dei validi strumenti in questo senso potrà di certo attirare verso il sito di e-commerce un maggiore flusso di potenziali acquirenti.

Un buon lavoro su un sito di e-commerce che funziona bene (semplicità, facilità di contatto, disponibilità di servizi) con una articolata parte informativa ha serie possibilità di ricevere in cambio un’invidiabile fedeltà.

Conseil Comunicazione – Andrea Ferrato

EBA Forum e dintorni

Si è conclusa ieri a Milano la serie di incontri, organizzata da Wireless, legati agli sviluppi più attuali nel mondo del marketing, internet ed i media.
La volontà degli organizzatori ed il contributo degli sponsor, tutti gli eventi erano gratuiti, hanno messo insieme un carnet di conferenze suddivisi per specifiche tematiche: Media2.0Expo dedicato ai media nell’era delle nuove tecnologie, EBAForum dedicato ai professionisti del marketing innovativo, Netcomm dedicato al commercio elettronico, E-mail Power dedicato alla comunicazione via email ed infine Proximity Forum dedicato alle tecnologie per le azioni di marketing di prossimità.

Relatori ricchi di spunti e stimoli si sono alternati alle immancabili presentazioni di prodotto ed a relazioni fatte di luoghi comuni e banalità (su queste ultime forse l’organizzazione dovrebbe porre un po’ di attenzione)

Ho partecipato all’EBAForum con una succosissima puntata a Netcomm e ho potuto fare delle interessanti chiacchierate con alcuni operatori.

Degno di nota è stato l’intervento di Fabrizio Maria Pini (Responsabile Area Marketing, MIP – Politecnico di Mlano e co-autore di Marketing Reloaded) che con la solita ironia e lucidità ha dato un’idea molto chiara di ciò che può significare creare esperienze multicanale superando approcci troppo vaghi.

Alcuni dei punti interessanti che condivido pienamente:

  • l’esperienza deve essere coinvolgente per il cliente
  • le esperienze devono essere polisensoriali
  • l’esperienza ha un valore se posso condividerla con altri
  • tutto ciò che si crea per permettere l’esperienza deve generare i “superpoteri”  che possiamo usare nel momento in cui ci si confronta con la marca
  • l’esperienza deve ruotare attorno ad una storia che sia parte della marca
  • la marca deve creare quel palcoscenico dove possa essere possibile interpretare, immedesimarsi, remixare la storia che la marca stessa propone

Le marche devono iniziare a pensare che devono perdere il controllo e più comprenderanno questa opportunità più avranno a che fare con dei partner piuttosto che con dei consumatori.

Conseil comunicazione – Andrea Ferrato

Battere il ferro finché è caldo

Appena l’ho visto ben piazzato sotto il tergicristallo di un’auto ho capito che non era del tutto “sincero”, quando poi ne ho visti diversi sparsi a terra e me ne sono convinto.
In fondo è vero che facendo questo lavoro si ha l’occhio allenato, magari in molti si saranno stupiti e qualcuno sarà anche andato a dare un’occhiata al blog

Dopotutto ne sto parlando e prima di me (ed in maniera certamente più autorevole e “diffusa”) lo hanno già fatto testate nazionali, quelle molto golose delle cose strane che accadono attorno ad internet ed al mondo della pubblicità; l’importante è che se ne parli…
Il guerrilla marketing ormai va di moda, è il caso di cogliere il momento perché a breve ne saremo saturi e dedicargli la nostra attenzione diventerà più faticoso dell’allungare la mano verso il telecomando per saltare gli spot.

Conseil Comunicazione – Andrea Ferrato

Quando è l’idea ad essere virale

Il fatto che i linguaggi che nascono nella rete possano contagiare i marchi più sensibili, è una labile soddisfazione su cui ogni tanto ci si può anche rilassare :-) .

Il clonare o lo sfruttare solo la superficie delle innovazioni che si muovono in rete non porterà certo a grandi risultati;  il mash up di nuovi linguaggi con i canoni comunicativi consolidati è una timida ma interessante apertura.

Conseil Comunicazione – Andrea Ferrato

Sperimentare ora ripagherà domani

Correre in un luogo chiuso rimanendo sempre nello stesso posto può essere meno frustrante se davanti si ha un monitor con cui distrarsi. Oggi per fortuna invece dei video di culturisti prossimi all’esplosione o gare automobilistiche impossibili, c’era una selezione di video musicali degli anni 80.
Ho smesso di sentire un certo fastidio, ripensando a quel periodo, qualche tempo fa, dopo aver riletto, forse con la giusta distanza temporale, “Un weekend postmoderno” di Tondelli.
Ne viene fuori un periodo coraggioso, sperimentale, di transizione e questo fa guardare quasi con ammirazione e con tenerezza certi video.
Mi è risultato quasi naturale un raffronto con il periodo che stiamo vivendo.
Se ci si sgancia dall’immagine che deriva dalle cronache dei media generalisti, ci si accorge del fermento che pervade tanti ambiti.
Tangibile il fatto che siamo in un periodo di cambiamento che coinvolge tutti permettendoci una partecipazione attiva.
Anche per le aziende è il momento giusto per sperimentare, gli stilemi canonici della comunicazione scivolano sull’attenzione del pubblico lavorando spesso nel rendere poco appetibile l’immaginario attorno all’azienda stessa.
Recuperando i post dei blog che non ero riuscito a leggere in questi giorni ho trovato, piacevolmente, che la sensazione di cui sopra è nell’aria.

 Conseil Comunicazione – Andrea Ferrato

Internet è un’altra cosa

I segnali arrivano sempre più chiari e probabilmente a breve sarà sempre più difficile addossare ad internet la colpa di non rispondere positivamente ai tentativi di utilizzarla con approcci datati e non in sintonia con le sue peculiarità.

Ecco che arrivano le statistiche in cui emerge la scarsa efficacia dei banner, a discapito delle tesi degli advertiser relative alla misurabilità delle azioni.

Ecco che l’uso della rete come un semplice canale di vendita fatica ad imporsi e le previsioni per l’e-commerce in Italia parlano di un avanzamento con il freno a mano tirato.

La difficoltà di raggiungere con la pubblicità i frequentatori dei social network alimentano articoli sui media generalisti con riferimenti alle fantomatiche “bolle”, come se il mero messaggio pubblicitario fosse lo scopo ultimo dei social network.

Diventa sempre più evidente ed importante una visione più concreta della rete e della sua capacità di mettere in relazione persone e non consumatori.
Le iniziative stanno nascendo e partono progetti collaborativi che permettono alle aziende di migliorare i propri processi oltre che le proprie relazioni verso il proprio pubblico.

Il coinvolgimento e l’ascolto saranno sempre più i veri metodi che potranno portare alle aziende quella visibilità e quella credibilità che ognuno di noi è naturalmente pronto a concedere di fronte ad atteggiamenti di trasparenza e disponibilità.

Conseil Comunicazione – Andrea Ferrato

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