Ci ricorderemo del 2009 come di un anno particolarmente impegnativo.
Nonostante le visioni più ottimistiche che presentano questo periodo come un momento di svolta per recuperare i valori sani dell’economia senza l’inquinamento dei giochi della finanza e rimandano ad una visione realistica del mercato, le aziende devono affrontare una situazione strutturale di difficoltà.
Ottimizzare e razionalizzare diventano le attività chiave: fondamentali ed allo stesso tempo pericolose.
Pericolose quando vanno a togliere risorse a tutte quelle attività che, in momenti come questi, permettono di creare i vantaggi competitivi e le basi per cogliere le condizioni migliori nel momento in cui il panorama economico inizia ad uscire dalle difficoltà.
La comunicazione rientra tra queste attività e spesso è tra le prime a subire dei tagli.
Questo discorso fatto da chi lavora nella comunicazione può certamente sembrare “di parte” quindi non c’è modo migliore che far approfondire il tema a chi lo affronta da un altro punto di vista.
Tanto meglio poi se si tratta dell’Economist.
Una serie di slide chiare e dirette ed anche graficamente molto piacevoli.
Conseil Comunicazione – Andrea Ferrato




Le slide sono davvero spettacolari, sarebbe davvero il caso di spiegare più diffusamente questi concetti a chi di dovere.
Secondo me non è una scelta “di parte”, in quanto la comunicazione, quando è ben fatta (da chi sa benfarla) è qualcosa in grado di ottimizzare gli investimenti.
Insomma è ora di smettere di considerare la comunicazione solo come un “accessorio superfluo” o peggio un capo di “spesa” in bilancio!
La tua ultima osservazione sottolinea un problema di cultura aziendale che vede il processo di comunicazione come attività accessoria che scende dall’alto e viene distribuita ad una platea di potenziali “consumatori”.
Il fatto è che questi ultimi si muovono sempre di più in modalità autonome quanto più l’azienda parla attraverso un canale monodirezionale.
Le aziende si troveranno sempre più a che fare con interlocutori piuttosto che consumatori e dovranno cominciare a ragionare in termini di conversazione e ascolto allo stesso livello invece che pensare di “comunicare” da un piedistallo.
Quindi, allargando il discorso, non solo è necessario continuare a comunicare ma diventa fondamentale cambiare la qualità e le modalità della comunicazione.